Origine dei Cani da Paratura

alcune osservazioni storiche

a cura di Alberto Bertelli

La ricerca delle origini delle razze canine da paratura rappresenta un’ardua impresa per il ricercatore: l’iconografia è scarsa e le analisi genetiche volte a delineare l’“albero genealogico” delle razze canine, sono agli inizi e coinvolgono per ora solo razze ufficialmente riconosciute.

Ciò è dovuto probabilmente al prevalente punto di vista strettamente cinologico, secondo il quale “non sarebbero esistite” razze canine prima che venissero stilati standards e studbooks, ovvero prima del XIX secolo.

L’esistenza di razze canine ben definite nel passato è ampiamente testimoniato dalla letteratura.

Il processo di domesticazione è un processo di evoluzione biologica, pur condizionato dall’intervento umano, l’uomo non ha fatto altro che sfruttare ed applicare forze già presenti in natura: la selezione, la mutazione, la deriva genetica; inoltre esistono numerosi casi di razze la cui genesi è da ascrivere sia all’opera umana e sia alla Natura medesima; è questo il caso delle razze canine da pastore, da conduzione o da guardia.

La maggior difficoltà risiede nell’inquadrare storicamente la comparsa di cani dotati effettivamente di istinto di conduzione: i cani da paratura specializzati.

L’etologia ci insegna che l’istinto di conduzione non è altro che la derivazione di un comportamento predatorio già presente nel lupo (principale, se forse non unico, antenato del cane), quindi si tratterebbe di una sorta di “istinto di predazione controllata”; ottenere una simile trasformazione comportamentale non è semplice né rapido, in altre parole non si può ottenere un cane da pastore specializzato nella conduzione a partire da un lupo nel giro di poche generazioni.

Quando generici cani lupoidi divennero, sia per attitudine naturale che per selezione artificiale, veri cani da conduzione?

Per formulare almeno  un’ipotesi che possa rispondere al quesito, è possibile iniziare dal fenotipo e dalle attitudini delle migliori razze da conduzione che, di frequente, sono sorprendentemente uniformi sia nella morfologia che nei tratti attitudinali: lupoidi di media taglia, robusti ma non massicci, scattanti, intelligentissimi, capaci di straordinaria interazione con l’uomo e dotati di una capacità innata (caso unico nel regno animale) di comprenderne anche la gestualità (1); protetti da mantello lungo o semilungo di colore frequentemente “merle”.

Il termine “merle” deriva da una contrazione dell’inglese “marbled”, ovvero “marmorizzato”, ed è tanto ricorrente nelle razze da conduzione (lo presentano pochissime altre che non siano da pastore) da poter essere considerato una traccia chiave per l’indagine relativa all’origine dei cani da conduzione.

Il colore merle è determinato dalla presenza dell’allele “M” che causa una diluizione del colore di base del pelo, quando l’allele è presente nell’individuo in forma eterozigote “Mm”, dominante + recessivo (uno per ciascun cromosoma), il mantello presenterà la tipica colorazione variegata; qualora l’allele sia omozigote recessivo (mm) la colorazione non presenta diluizione; nella forma omozigote dominante (MM) il mantello è “totalmente diluito” ovvero il cane risulta quasi completamente bianco, tuttavia la omozigosi dominante MM è generalmente letale per il feto già nell’utero oppure è portatrice di gravissime deficienze a carico dell’occhio e/o dell’orecchio (soprattutto quando il colore bianco interessa anche la testa dell’individuo).

Poiché, secondo il calcolo mendeliano, l’incrocio di due individui eterozigoti Mm può determinare per il 25% delle probabilità la presenza nella cucciolata di individui omozigoti MM, gli allevatori di alcune razze evitano accuratamente tale incrocio: è quanto accade in Germania nel caso del Altdeutscher Hütehund Tiger.

Non ostante il pericolo rappresentato dalla presenza dell’allele M, questo carattere è stato mantenuto dagli allevatori nel corso della storia, tanto da divenire un segno distintivo dei cani da pastore, infatti non manca l’ipotesi (formulata alcuni anni fa e ancora da dimostrare, anche se plausibile) che il gene M sia correlato, direttamente o indirettamente, con l’attitudine alla conduzione.

Bisogna tenere presente che alcuni altri alleli sembrano avere un effetto tampone nei confronti dell’omozigosi M e uno di questi è l’allele omozigote “ee” (fulvo recessivo), tanto che in alcune razze, come ad esempio il Pastore di Oropa, gli incroci fra esemplari eterozigoti Mm non producono effetti dannosi nella discendenza.

Si potrebbe dunque riformulare la domanda nei seguenti termini: quali sono e soprattutto dove si trovano le più antiche razze da pastore che presentino un carattere così distintivo quale il mantello merle?

L’ Altdeutscher Hütehund Tiger, molto simile al Pastore Apuano sia nella morfologia che nella tecnica lavorativa, compare in Germania nel XVI secolo giungendo dalla Spagna, al seguito delle pecore di razza Merino (2).

Nell’estremo Est europeo i cani da conduzione corrispondenti alla tipologia presa in esame, compaiono in modo ancora non molto chiaro solo nel XIX secolo; l’ungherese Mudi, riconosciuto dalla FCI con lo standard N° 238 a partire dal 1966, rappresenta l’esempio principale.

Ad oriente dell’area balcanica, ovvero ad est della Polonia, Slovacchia e Ungheria, non esistono cani da paratura dal mantello merle o cani da paratura specializzati in genere, nelle regioni appartenenti alla Russia, all’Asia centro-settentrionale e alla Cina la figura del “cane da pastore” è rappresentata esclusivamente da potenti molossoidi il cui ceppo originario è quasi sicuramente il medesimo dei guardiani del gregge europei.

In Spagna le tipiche razze da conduzione sono due: il Carea Leonés, anch’esso molto simile morfologicamente all’Apuano ma differente nell’azione, e il Carea Castellano Manchego (3), il primo è meno raro del secondo. Entrambe queste due razze sono riconosciute dalla Real Sociedad Canina Española ma non dalla FCI.

Le prime testimonianze iconografiche relative a queste due razze ascendono al XV/XVI secolo sotto forma di sculture policrome presenti nella Cattedrale di León; tuttavia le popolazioni Celtibere del nord della Spagna, prima della dominazione romana, erano use ad un’economia che prevedeva il pascolo poco lontano dai coltivi, ciò implicava la necessità di cani in grado di mantenere le greggi  entro i confini dei pascoli e lontane dal frumento; questo tipo di gestione del territorio agro-pastorale basato sulla “transterminancia” (“sistema transterminante” ovvero transumanza a corto raggio) caratterizzò l’economia spagnola anche durante il XIX secolo (4). Durante questo periodo le razze da paratura spagnole godettero di un incremento nel numero di individui e nella qualità delle linee di sangue.

Questa prima, sintetica analisi ci porta a considerare l’estremo ovest dell’Europa (quindi Spagna e probabilmente Isole Britanniche) quale area di origine delle razze da conduzione la cui morfologia sia riconducibile a quella del Pastore Apuano e l’epoca antecedente alla dominazione romana quale contesto temporale, un periodo antecedente al 200 a. C.

Partendo da questi indizi si può azzardare un’ipotesi riguardante il momento in cui i cani da paratura comparvero in Italia.

Le poche fonti latine – Marco Terenzio Varrone (116 – 27 a. C.). De Re Rustica e  Lucio Giunio Moderato Columella) (I a. C. – ?). De Rustica – ci tramandano con estrema precisione la testimonianza circa l’impiego di cani da pastore esclusivamente da guardia: Varrone in particolare fornisce una descrizione tanto precisa che grazie ad essa riconosciamo chiaramente l’antenato dell’attuale Mastino Abruzzese; anche il melium – collare protettivo di cuoio irto di chiodi, omologo dell’attuale “vraccale” abruzzese –, citato da Varrone, conferma che presso i latini il “Canis pastoralis” era esclusivamente un cane per la guardia al bestiame ovino.

Storicamente la presenza del cane specializzato nella paratura sembra essere legata alla pastorizia stanziale o transterminante e al contesto strettamente agricolo piuttosto che alla pastorizia transumante, ciò è testimoniato dal fatto che il maggiore e primitivo impiego dei cani da paratura è quello di tutelare i coltivi e guidare le greggi lontano da essi mentre la transumanza richiede la presenza di cani atti a proteggere il gregge durante i lunghi spostamenti.

Nel corso della storia la diffusione dei cani da paratura appare proporzionale allo sviluppo dei coltivi oltre che dei pascoli.

Intorno al XIII secolo l’attività agro-pastorale dell’Italia centro-settentrionale subì un cambiamento profondo dovuto al conflitto fra la struttura feudale e lo sviluppo degli scambi commerciali fra comuni; il commercio attirava i liberi contadini e, di conseguenza minava l’economia feudale: i signori avevano interesse a legare maggiormente i contadini al fondo e alla gestione di esso, attraverso concessioni sempre più ampie: ebbe così inizio il fenomeno del cosiddetto “appoderamento”: il contadino/allevatore/pastore si legava definitivamente al fondo e ne determinava lo sviluppo.

Questa evoluzione coinvolse anche gli animali domestici e i cani – primi e fondamentali ausiliari/amici dell’uomo – in particolare: i grandi predatori venivano allontanati sempre più dai territori colonizzati e bonificati, i pascoli erano vasti e vicini alle coltivazioni, quindi la figura del cane da paratura divenne fondamentale e, talvolta, preponderante rispetto a quella del massiccio cane da guardia.

Anche l’etimologia del termine “paratore” fornisce una traccia in questa direzione: il verbo “parare” assume il significato di “condurre innanzi” nel latino volgare medievale, significato mantenuto anche tutt’oggi nei dialetti del nord-est italiano.

In conclusione: è plausibile ipotizzare che i primi cani specializzati nell’attività di conduzione, siano apparsi in Italia intorno al tardo medioevo, introdotti al seguito di greggi provenienti dal nord (Spagna, via Francia o Germania). Un’analisi genetica su vasta scala, coinvolgente anche razze europee da pastore non riconosciute a livello ufficiale, potrà confermare, o confutare, questa ipotesi.

1) Hare B. & Tomasello M. 2005. Human-like social skills in dogs? TRENDS in Cognitive Sciences Vol.9 No.9 September

2) Christel Simantke, comunicazione personale, http://www.altdeutschehuetehunde.de/?

3) Siti di riferimento: id=76http://www.perrocareacastellano.com/ http://carealeones.blogspot.it/

4)  http://www.herdingontheweb.com/carea.htm

Alberto Bertelli

Naturalista, Zoologo ed Ex-Ricercatore dell’Università di Parma
adel.bertelli@gmail.com